Disgrafia

Background La disgrafia

Quella del grafologo rieducatore della scrittura è, in Italia, una figura abbastanza recente; ancor più recente è la Legge N. 170 dell’ottobre 2010 che, recependo istanze ormai ineludibili, ha sdoganato la disgrafia attribuendole pari dignità della più nota  dislessiae delle “sorelle minori” (solo per fama) disortografia e discalculia. I 4 disturbi sono infatti stati riconosciuti come DSA, disturbi specifici dell’apprendimento “che si manifestano in presenza di capacità cognitive adeguate, in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali, ma possono costituire una limitazione importante per alcune attività della vita quotidiana“.
L’importanza della legge risiede soprattutto nel riconoscimento che “gli studenti con diagnosi di DSA hanno diritto a fruire di appositi provvedimenti dispensativi e compensativi di flessibilità didattica.”
Ma cos’è la disgrafia? E qual è il ruolo che compete al grafologo rieducatore della scrittura (o grafoterapeuta)?
Prima di rispondere a queste domande, mi preme sottolineare che il sito dell’A.G.I., associazione grafologica di cui faccio parte (v. home page), ha ottenuto il riconoscimento del M.I.U.R. (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) quale sito di interesse per i DSA (v. link http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/istruzione/dsa/siti-di-interesse).

DEFINIZIONE del termine DISGRAFIA
Come abbiamo visto, la disgrafia è un disturbo specifico dell’apprendimento che si instaura in assenza di deficit intellettivi e neurologici e si manifesta attraverso una serie di aspetti quali scarsa leggibilità, disorganizzazione delle forme e degli spazi grafici, stentatezze, suture ed impastoiamenti. A livello fisico, la disgrafia può provocare dolori o crampi alla muscolatura del polso e della mano.
Robert Olivaux ha suddiviso le disgrafie in strumentali, relazionali e sintomatiche. Questa suddivisione rimanda alle tre funzioni della scrittura: esprimere il pensiero (funzione strumentale), comunicarlo (funzione relazionale) e rappresentare la personalità dello scrivente (funzione rappresentativa). Coerentemente con ciò, Olivaux ha individuato le seguenti tipologie:

  • disgrafie strumentali: evidenziano difficoltà a strutturare il gesto grafico per “fatica” di chi scrive e conseguente lentezza dello scritto;
  • disgrafie relazionali: mostrano illeggibilità per difficoltà a relazionarsi con l’ambiente. Sono grafie caratterizzate da gestione irregolare dello spazio grafico, dimensione molto variabile delle lettere, mancanza di pressione o pressione pastosa;
  • disgrafie sintomatiche: tradiscono la difficoltà di esprimere se stessi, di rivelarsi (“scrittura maschera”). Sono grafie accurate, controllate, artificiose.

E’ importante sottolineare che ogni soggetto disgrafico necessita di un trattamento individualizzato. Se ti interessa documentarti su un caso concreto, vai al linkwww.peritografologo.eu/pages/tesi-di-diploma-e-articoli/tesi-di-rieducazione-della-scrittura.php, dove potrai consultare la mia tesi di diploma e leggere il percorso di rieducazione della scrittura elaborato per Davide, un bimbo di quinta elementare con disgrafia intermittente (a volte più evidente, a volte meno).

UN PO’ di STORIA
I primi studi sulla disgrafia affondano le radici nella paziente opera di Hélène de Gobineau, attiva in Francia sin dalla fine degli anni ’40, e del suo più noto successore, Julian de Ajuriaguerra.
Questi, uno psichiatra (1911-1993) basco di nascita ma francese di adozione (si trasferì a Parigi all’età di 16 anni), elaborò un modello di evoluzione della scrittura articolato in tre fasi: pre-calligrafica (1° e 2° elementare), calligrafica (3°, 4° e 5° elementare) e post-calligrafica (dalle scuole medie in poi) e mise a punto, con la sua equipe, le scale E e D (v. sotto).
Ajuriaguerra fu la figura di maggior spicco insieme a Robert Olivaux che, sempre in Francia, si dedicò anima e corpo allo studio delle disgrafie ed al recupero dei bambini affetti da questo disturbo.
Il periodo che vide l’affermarsi degli studi sulla disgrafia coincide con gli anni sessanta, anni in cui in Francia vi fu un gran fermento di attività e ricerca.
Un contributo fondamentale venne anche da Ursula Avé-Lallemant, tedesca nata nel 1913, che definì i cosiddetti “segnali d’allarme”, indici che, qualora presenti nelle categorie grafiche (spazio, forma, movimento e tratto), segnalano la necessità di un intervento correttivo.

VALUTAZIONE e INTERVENTO di RIEDUCAZIONE della SCRITTURA
Innanzitutto è bene precisare che una VALUTAZIONE DI DISGRAFIA si fa a partire dalla 3° elementare, ma prima è comunque possibile individuare eventuali fattori di rischio ed intervenire per contrastarli. Quest’attività di prevenzione e contrasto dei fattori predisponenti è particolarmente utile perché attuata su soggetti in cui le dinamiche motorie e/o grafomotorie possono essere più facilmente corrette e modificate in virtù della tenera età.
Il percorso di rieducazione della scrittura si basa su una serie di tecniche:
– esercizi di rilassamento e respirazione;
– interventi correttivi della postura e della prensione;
– tecniche pittografiche e scrittografiche;
– esercizi per l’acquisizione del senso del ritmo.
Si tratta di un percorso piuttosto lungo, mediamente di 2-3 mesi, che prevede una seduta settimanale di circa un’ora ed esercizi da svolgere a casa.
Per casi non particolarmente complessi (e solo qualora non vi sia la possibilità di far seguire direttamente il figlio dal rieducatore), è prevista la possibilità di formare uno dei genitori affinché segua personalmente il figlio.
In casi simili, va comunque programmato un contatto settimanale con il terapeuta per consentirgli di monitorare e guidare (via Skype o e-mail) il percorso di rieducazione in tutta la sua durata. Il bambino va in ogni caso portato in seduta almeno una volta al mese per 2/3 mesi
Per ulteriori informazioni, vedi Offerta Formativa alla voce TRAINING FORMATIVO per GENITORI.

SCALE
Quando si parla di disgrafie, non si può non parlare delle scale E e D, messe a punto dall’equipe di Ajuriaguerra.
La scala E (da enfant, bambino in francese) analizza 30 componenti grafiche infantili ed è composta da 2 sottoscale, una costituita da 14 item detti EF (item forma), l’altra composta da 16 item detti EM (item movimento).
Ogni item va valutato con un punteggio di 0, 0,5 o 1, che viene poi moltiplicato per il suo coefficiente di ponderazione. Ottenuti i risultati, si procede al confronto tra questi e il punteggio stabilito come medio per l’età (anni e mesi) del bambino.
Questa scala serve dunque a stabilire se, relativamente a FORMA e MOVIMENTO, il bambino sia in linea con gli standard previsti per la sua età. In caso negativo, può sorgere il dubbio che il soggetto sia disgrafico e si somministra la scala D (da disgrafia).
La scala D, che a differenza della precedente non considera l’età anagrafica del soggetto, è composta da 25 item, 11 dei quali corrispondenti ad altrettanti item della scala E.
Essa serve in primo luogo a stabilire se e quanto il soggetto sia disgrafico e in secondo luogo ad individuare l’area di disgrafia prevalente fra tre possibili: mancanza di organizzazione nell’impaginazione, maldestrezza, errori di forme e proporzioni.
INCIDENZA STATISTICA
Alcuni studi hanno messo in evidenza come dislessia e disgrafia colpiscano maggiormente alcune categorie di soggetti.
Per cominciare, entrambi i fenomeni sono significativamente più frequenti nei maschi che nelle femmine.
Inoltre, disgrafie e dislessia sono notevolmente più diffuse fra gli scriventi di lingue “opache” piuttosto che “trasparenti”.
Le prime sono quelle in cui la corrispondenza grafema – fonema è frequentemente non biunivoca: gli esempi più vicini sono quelli dell’inglese e del francese; le seconde sono quelle in cui tale corrispondenza è biunivoca nella quasi totalità dei casi, il che si verifica con l’italiano, lo spagnolo ed il tedesco.

ALCUNI ESEMPI
Esempi di scritture affette da disgrafia:

Esempio IV elem 1 downloads: 1161 | type: pdf | size: 1 MB
Esempio IV elem 2 downloads: 959 | type: pdf | size: 1 MB
Esempio V elem 1 downloads: 903 | type: pdf | size: 696 kB
Esempio V elem 2